Il fine dining è morto: perché Bruno Verjus chiude Table a Parigi

Il fine dining è morto: perché Bruno Verjus chiude Table a Parigi

«Il fine dining è morto». Sono poche parole, ma difficili da ignorare quando a pronunciarle è Bruno Verjus, chef di Table, il ristorante parigino 2 stelle Michelin. Che chiuderà definitivamente il prossimo 22 dicembre. Dopo quattordici anni di attività, due macarons e una stella verde, il terzo posto conquistato nella World’s 50 Best Restaurants 2024, Verjus decide di mettere la parola fine.

L’annuncio arriva con un video realizzato in esclusiva da André Michel per Prescription Studio. È una nuova realtà di comunicazione, media e press agency che si presenta al pubblico proprio con questa intervista. Il post successivo lo ha riordinato come ultimo nel suo feed. Dettagli tutt’altro che marginali. Mentre uno dei protagonisti del fine dining annuncia la fine di un modello, una nuova piattaforma editoriale sceglie di esordire raccontando quel momento di rottura. Non soltanto una notizia, quindi, ma la consacrazione del nuovo modo in cui la gastronomia potrà essere raccontata.

Cosa dice nel video Bruno Verjus

Nel video Verjus spiega di non sentirsi più a suo agio «a escludere le persone» dalla propria tavola. Il fine dining, riconosce, ha prodotto cibo e servizio straordinari, ma negli ultimi tempi ha iniziato a percepire il proprio lavoro come qualcosa «che apparteneva al passato». Da qui la necessità di «andare avanti in un modo diverso».

Il punto, allora, non sembra essere la rinuncia alla qualità che alla sua Table si paga 480 € con il degustazione. Verjus mette in discussione l’idea di esclusività che negli anni ha finito per accompagnare l’alta cucina. «Voglio nutrire le persone, ma non solo poche persone», spiega, immaginando un modo differente di utilizzare tutto ciò che ha imparato.

Dopo anni in cui il fine dining ha inseguito menù sempre più lunghi, rituali sempre più complessi, piatti spettacolari e servizi trasformati in una vera e propria messa in scena, potrebbe essere arrivato il momento di una controtendenza. Un ritorno al cibo prima dello spettacolo, al prodotto prima del racconto, al servizio come forma di accoglienza e non come elemento di distanza. Abolire, dunque, quel “recinto che negli ultimi anni si è costruito attorno all’alta cucina”.

Non necessariamente la morte dell’alta cucina, dunque. Piuttosto, la possibile fine di un certo modo di intenderla. E se a pronunciarlo è proprio uno chef come Verjus che quel modello lo ha portato ai massimi livelli, vale la pena ascoltare.

La chiusura di Table arriva così non soltanto come la fine di un ristorante di culto, ma come una presa di posizione sul futuro dell’alta ristorazione.

E se non fosse vera la fine del fine dining?

Bruno Verjus chiude la Table a Parigi

Il dubbio che sia un’operazione per rilanciare l’insegna potrebbe venire. O meglio, il dubbio che non sia morto il fine dining ma la formula del ristorante Table. Bruno Verjus è arrivato ai piani alti della ristorazione a 54 anni con l’apertura del ristorante a Parigi nel 2013. E oggi sembra poco probabile che voglia rimettersi in gioco. O no?

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