Lo chef e creator romano Max Mariola ha annunciato il trasferimento in Indonesia (con base a Bali e progetti nell’arcipelago) per allontanarsi dai ritmi frenetici di Milano e preservare la vita familiare. Il nuovo capitolo include la costruzione di seconde case ecologiche e una biofarm tropicale, lasciando aperta la gestione del suo ristorante milanese di via San Marco. Ecco cosa è successo.
Il guanciale sfrigola ancora nell’immaginario collettivo dei social, ma il suo profeta ha deciso di farlo rosolare a oltre diecimila chilometri di distanza. Max Mariola, il volto rassicurante, muscolare e ipercinetico della cucina pop italiana, l’uomo che ha trasformato il sibilo del «The sound of love» in un marchio registrato e in una macchina da decine di milioni di visualizzazioni, ha fatto le valigie.
Destinazione: Indonesia. Niente vacanza detox di quindici giorni, niente passerella per qualche reels con noci di cocco. Il cuoco romano ha trasferito la residenza, iscritto il figlio a scuola a Bali e comprato terreni. Lo ha raccontato senza troppi filtri in una lunga intervista concessa a Fanpage, affidando alle pagine web una confessione che ha il sapore amaro dell’epifania post-apice. «Via dall’Italia, ero diventato un mostro. Voglio finire la mia vita in Indonesia».
Una frase che pesa come un mattone di pecorino romano. Ma dietro la mistica del downshifting e del ritorno alla natura, c’è un articolato piano imprenditoriale immobiliare. E, soprattutto, un dilemma tutto milanese che riguarda la tavola di via San Marco.
«A Milano ho rischiato di perdere la famiglia»: la confessione a Fanpage

Il racconto di Mariola a Fanpage fotografa una parabola comune a molti protagonisti della ristorazione spettacolarizzata. Due anni vissuti all’ombra della Madonnina, casa a Parco Sempione, il successo travolgente e una catena di montaggio di contenuti, eventi e coperti che a un certo punto ha presentato il conto.
«Per colpa del lavoro, per rincorrere obiettivi più grandi, ho rischiato di perdere la mia famiglia», ha ammesso lo chef. «Ogni mattina uscivo di casa a Parco Sempione e vedevo la gente camminare, quartiere fighissimo, ma tutti già col muso dalla mattina. Pensavo solo a produrre, perché mi diverto e mi piace quello che faccio, ma sono diventato un mostro».
La scintilla è arrivata con il figlio di 8 anni, Mariuccio. Il bambino, che il 3 agosto ha iniziato l’anno scolastico a Bali tra motti incisi sui muri che parlano di rispetto, terra ed educazione, ha tagliato la testa al toro. All’ipotesi di tornare a scuola a Milano per tre mesi, ha risposto con un secco «No papà, sto bene qua». E Max Mariola ha chiuso il cerchio in Indonesia: in Italia ci tornerà a singhiozzo, ma il baricentro dell’esistenza non è più lo Stivale.
Che cos’è “The Sound of Love Mentawai”, il progetto di Max Mariola in Indonesia
Chi immagina lo chef con il sarong a contemplare le onde del Pacifico in meditazione solitaria, tuttavia, non conosce la fibra imprenditoriale di Max Mariola. La svolta asiatica ha già un nome, un sito web e un piano di business ben definito: The Sound of Love Mentawai.
Il teatro dell’operazione di Max Mariola è Sipura, isola dell’Indonesia nell’arcipelago protetto delle Mentawai, nota a livello internazionale come mecca per surfisti d’élite. Qui, insieme a un socio, lo chef ha rilevato un terreno per dare vita a un Ocean Retreat.

- 13 ville esclusive sulla spiaggia di Pantai Jatì, concepite come palafitte su due livelli immerse nella vegetazione, costruite da artigiani locali in stile indonesiano.
- Prezzi di vendita tra 350.000 e 585.000 euro con formula leasehold di 27 anni (più opzione di rinnovo), pensate sia per chi intende viverci sia come investimento da mettere a reddito per i soggiorni dei turisti internazionali.
- Una Restaurant Area firmata Max Mariola all’interno del resort.
- Una biofarm tropicale: l’iniziativa forse più strettamente gastronomica del piano. Nelle Mentawai le verdure arrivano via nave lenta dalla terraferma stipate in casse chiodate dopo dieci ore di navigazione. Mariola ha quindi deciso di avviare una coltivazione organica sostenibile in loco per rifornire la comunità e il retreat senza depredare le risorse isolane.
I lavori partiranno a fine 2026, con consegna stimata delle prime unità nel giro di 15 mesi. Un’operazione immobiliare e turistica a tutti gli effetti, griffata dal cuoco più cliccato d’Italia.
La carbonara a 30 euro mentre Max Mariola è in Indonesia

Mentre le ville alle Mentawai prendono forma, la mente degli appassionati milanesi va inevitabilmente a un indirizzo preciso: via San Marco 26, quartiere Brera.
Aperto nei primi mesi del 2024 tra code interminabili sul marciapiede e fiumi di inchiostro digitale, il ristorante milanese di Max Mariola è stato per mesi l’epicentro del dibattito sul rapporto qualità-prezzo della ristorazione meneghina. Al centro del ciclone c’era lei, la carbonara a 30 euro (qui la nostra recensione).
La critica gastronomica e il pubblico si erano divisi in due fazioni inconciliabili: chi gridava al salasso per un piatto di pasta della tradizione e chi, con più cinismo metropolitano, faceva notare che in quel prezzo non compravi solo carboidrati e trigliceridi, ma lo show. Compravi Max Mariola in persona che faceva capolino dal pass, ti batteva la mano sulla spalla, gridava «Che te lo dico a fa’!», scattava il selfie con lo smartphone e faceva vibrare il locale con il suo magnetismo da mattatore televisivo.
Ora che il capitano Max Mariola ha gettato l’ancora nell’Oceano Indiano in Indonesia, che cosa ne sarà di quel meccanismo?
Il format basato sulla persona: regge l’assenza del capo?

Mariola ha rassicurato dicendo che non abbandonerà l’Italia: farà la spola, tornerà per periodi di tre mesi, controllerà il suo ristorante a Milano in via San Marco (l’unico che ha tenuto dopo le chiusure degli altri). Ma la ristorazione, soprattutto quella che applica prezzi da fine dining a pietanze di estrazione popolare, vive di una liturgia precisa.
Una brigata preparata può eseguire tecnicamente una carbocrema impeccabile a occhi chiusi. Ma senza la presenza scenica del frontman in sala, quanti clienti continueranno a pagare 30 euro per una carbonara cucinata da un bravissimo ma anonimo capo partita?
La sfida di Max Mariola parte ora: dimostrare che il suo marchio gastronomico a Milano ha gambe proprie capaci di camminare anche con il patron in Indonesia. O forse capire se, alla fine, il vero sound of love non sia il fragore del guanciale sul fuoco, ma il rumore della risacca sulle spiagge di Sipura.
