La protesta dell’autotrasporto merci conto terzi ha esteso il proprio raggio d’azione alla Campania, innestandosi su un corridoio logistico già sotto pressione nel Mezzogiorno. Dalla mezzanotte del 16 ottobre 2026, camionisti e operatori della filiera hanno avviato lo sciopero con presidi e rallentamenti lungo snodi nevralgici della viabilità regionale — in particolare in prossimità dei caselli autostradali di Nola (A30), Caianello (A1) e nell’area di Caserta Sud.
La mobilitazione, proclamata a livello interregionale con un fermo programmato di 120 ore fino alle 24 di martedì 20 ottobre 2026, solleva interrogativi immediati sulla tenuta degli approvvigionamenti nella grande distribuzione organizzata (GDO) e nei punti vendita di prossimità.
L’impatto dello sciopero degli autotrasportatori sui punti vendita della Campania non si traduce in un blocco generalizzato. Ma in criticità a macchia d’olio che riguardano prioritariamente specifici segmenti merceologici.
- Freschi e freschissimi: Ortofrutta, latticini e carni registrano i primi rallentamenti di riassortimento, in particolare nelle province di Caserta e Salerno. I prodotti deperibili a ciclo logistico giornaliero risentono direttamente dei ritardi nei centri di distribuzione all’ingrosso (come il CAAN di Volla o le piattaforme agroalimentari del casertano).
- Generi a lunga conservazione: Pasta, scatolame, farina e oli dispongono di scorte nei magazzini periferici stimate tra i 5 e gli 8 giorni di autonomia. La disponibilità non è a rischio immediato, a patto che non si inneschino acquisti dettati dal panico.
- Flussi di rifornimento: I presidi non bloccano il traffico privato né i mezzi di soccorso, ma rallentano i convogli pesanti in ingresso e uscita dalle arterie primarie.
“Non siamo di fronte a una paralisi totale delle forniture, ma se i blocchi ai caselli e il mancato ritiro dei semirimorchi dovessero protrarsi oltre le scadenze formali, la continuità della catena del freddo e l’approvvigionamento del fresco subirebbero contraccolpi tangibili”, segnalano fonti interne alla logistica distributiva campana.
Come si è arrivati allo sciopero e al blocco: la miccia del caro gasolio

Il detonatore della protesta è economico. L’incremento costante dei costi operativi — guidato dal prezzo del gasolio autotrazione, dall’aggravio dei pedaggi autostradali e dall’erosione dei margini contrattuali per i vettori monoveicolari e le piccole flotte — ha reso insostenibile il costo chilometrico medio stimato dalle tabelle ministeriali.
Le istanze portate ai tavoli prefettizi e ministeriali vertono su:
- Ripristino o incremento strutturale dei crediti d’imposta sul carburante per i veicoli pesanti (Euro V ed Euro VI).
- Applicazione vincolante dei costi minimi d’esercizio per contrastare il fenomeno dei ribassi tariffari non remunerativi.
- Riduzione dei tempi di pagamento da parte della committenza industriale e distributiva.
La direttrice del Sud: il raccordo con Sicilia e Calabria
La mobilitazione campana non è un fenomeno isolato, ma il terminale continentale di una reazione a catena scattata contestualmente con lo sciopero tra Sicilia e Calabria.
In Sicilia, dove lo sciopero è stato proclamato dal Comitato autotrasportatori per 120 ore (16-20 ottobre), il blocco dell’imbarco dei semirimorchi nei porti di Palermo, Catania e Messina ha interrotto il flusso delle merci ortofrutticole dirette ai mercati del Centro-Nord. In Calabria, il fermo delle imprese aderenti a Fedralog ha congelato gran parte del traffico merci lungo la dorsale della A2 del Mediterraneo.
La convergenza della protesta in Campania rischia di chiudere il corridoio logistico tirrenico. La Campania funge da piattaforma di smistamento merci per l’intero meridione. Quindi, il blocco combinato di snodi campani e vettori isolani genera un effetto imbuto bidirezionale sia per le derrate in uscita dal Sud sia per le forniture industriali in arrivo dal Nord.
Lo sciopero degli autotrasportatori in tutto il Sud Italia: la situazione regione per regione
La protesta sta creando ripercussioni anche sulla viabilità extra autostradale. Sulla Nola-Villa Literno, una importante direttrice che dal Napoletano attraversa le zone Asi di Caivano, Marcianise, Gricignano, Teverola e giunge fino al litorale domizio, i blocchi attuati dagli autostrasportatori in alcuni svincoli hanno paralizzato oltre che il traffico veicolare anche il trasporto di merci da e verso depositi e grossi centri commerciali della zona. Dalla provincia di Caserta a quella di Napoli e fino al Salernitano da due giorni, ormai, scarseggiano anche generi alimentari sugli scaffali dei supermercati. (Corriere della Sera)
Anche in Molise la situazione peggiora. Camion, tir e trattori hanno raggiunto il centro di Campobasso. I manifestanti, molti dei quali indossano gilet gialli, espongono slogan come “Anche il Sud è Italia“, “Il lavoro che muove l’Italia” e “Agricoltura è vita”. In diversi supermercati del Molise – in modo particolare a Termoli – si registrano seri problemi di approvvigionamento. Con scaffali vuoti soprattutto nei reparti di frutta, verdura e prodotti da forno, ma le difficoltà riguardano anche altri generi alimentari. Cresce la preoccupazione per il rifornimento dei punti vendita qualora i blocchi dovessero proseguire. (Repubblica)
Presidi di tir agli ingressi di Potenza e nella zona industriale di Tito, lungo il raccordo autostradale Potenza-Sicignano degli Alburni. Tornata alla normalità la distribuzione di carburante.
In Puglia, le difficoltà non riguardano soltanto la grande distribuzione. A Foggia al mercato rionale Rosati diverse bancarelle si sono presentate con una quantità di merce inferiore al solito. Il presidio principale dei tir di Poggio Imperiale resta uno dei punti principali della mobilitazione. Ma manifestanti sono presenti anche a Cerignola, Lucera e San Giovanni Rotondo.
Calendario della protesta e scenari di rientro dello sciopero
- Inizio del fermo:Venerdì 16 ottobre 2026, ore 00:01.
- Termine programmato:Martedì 20 ottobre 2026, ore 24:00.
- Incognita rinnovo: I comitati di categoria hanno già prospettato la possibilità di estendere la mobilitazione di ulteriori sette giorni qualora i tavoli di confronto aperti con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non producano un protocollo d’intesa vincolante.
La normalizzazione delle forniture nei supermercati dipenderà strettamente dall’esito dei vertici previsti nelle prossime 24 ore. In assenza di proroghe, il riassortimento dei banchi del fresco tornerà a pieno regime tra mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre.
